Gas, rinnovabili e petrolio. La strategia di Obama

Emanuele Bompan da Washington DC
06.jpg

ENERGIA. Il Presidente rivela la sua ricetta per rendere gli Usa più autosufficienti: difende l’oro nero, non disdegna il nucleare ma chiede «più controlli». La delusione degli analisti.

Obama torna a discutere del futuro energetico americano con una tempistica ben studiata, dato che i principali eventi internazionali di questi giorni, la crisi in Libia e le rivolte in Medio Oriente, la catastrofe nucleare di Fukushima, la battaglia per il budget al Congresso e la crescita dei prezzi dei carburanti, hanno proprio nell’energia il loro comune denominatore. Mercoledì, nell’auditorio della Georgetown University, ha presentato le linee guida della sua amministrazione per la transizione verso un futuro energetico pulito e sicuro, un riassunto della strategia Blueprint for A Secure Energy Future resa pubblica ieri dal consigliere per l’energia e cambiamento climatico Heather Zichal.
 
L’obiettivo principale: il petrolio straniero dovrà essere sostituito con gas naturale domestico, biocarburanti di terza generazione, efficienza energetica, energie rinnovabili e aumento della produzione del petrolio statunitense. «Taglieremo di un terzo l’importazione di petrolio dall’estero entro il 2020», ha dichiarato Obama, con una frase ad effetto che rimbalza sui titoli di tutti i giornali  americani. «Il petrolio sarà una componente nel nostro portfolio energetico ancora a lungo, fino a che le energie alternative non saranno in funzione a pieno regime». Il lupo perde il pelo ma non il vizio, sentenziano le male lingue, i combustibili fossili avranno lunga vita sotto questa amministrazione.
 
Obama difende il petrolio nazionale, non disdegna il nucleare (industria che ha contribuito generosamente alla sua campagna del 2008), celebra il gas naturale, per poi proseguire osannando le energie rinnovabili, la biomassa da fonti non alimentari, il risparmio energetico e le auto ibride ed elettriche. Una strategia che non scontenta nessuno (nemmeno la lobby del carbone, responsabile del 46% dell’energia americana che non viene menzionata ne positivamente ne negativamente). Il petrolio made in Usa, rimane una strategia fondamentale «per ridurre la dipendenza dal petrolio straniero. La mia amministrazione sta spingendo sulle esplorazioni offshore, a patto che sia fatto in maniera sicura e responsabile».
 
Un discorso il suo, molto centrista, che lascia perplessi analisti e opinionisti. «Ripetitivo e poco coraggioso» sentenzia il blog green del NYT “Dot.earth”; «altri presidenti ci hanno provato e fallito», sostiene SolveClimate.com. Una politica dura a passare a Capitol Hill.  Per il Post Carbon Institute, il presidente Barack Obama «insiste ancora troppo sulle fonti fossili». Nemmeno gli studenti della Georgetown sono troppo convinti, l’applauso più caloroso lo rivolgono al Direttore dell’Agenzia per l’Ambiente Lisa Jackson, presente tra il pubblico.
 
Petrolio
Per il senatore Ed Markey si può fare di più: «Potremmo renderci completamente indipendenti dal petrolio straniero entro il 2030». Diminuire il petrolio straniero, ma aumentare la produzione domestica. Per il Department of the Interior il 57% dei permessi su terra e il 70% dei permessi offshore è inattivo, ovvero non sono stati esplorati né sviluppati. Inoltre Obama guarda alle risorse petrolifere dell’Alaska, «da esplorare con cautela». Evita di menzionare tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della Co2 mentre garantisce che la sua amministrazione sta facendo il possibile per accelerare l’approvazione di permessi per l’estrazione del petrolio. «Da quando è stata imposta la nuova regolamentazione per la sicurezza, sono stati approvati 39 pozzi in acque basse e 7 in acque ultra profonde», ha precisato il Presidente.
 
Nucleare
«Alla luce di quanto sta succedendo in Giappone, voglio dire una cosa. L’America prende dal nucleare il venti per cento dell’energia che usa, e il suo potenziale di fornire più elettricità senza aggiungere anidride carbonica all’atmosfera è importante. Ma voglio essere certo che sia sicura». Per questo, ha ricordato Obama, la Casa Bianca ha ordinato all’autorità del settore, la Nuclear Regulatory Commission, di rivedere gli standard di sicurezza. «Delle conclusioni, e della lezione dal Giappone, terremo conto nel progettare la prossima generazione di centrali». Una notizia non gradita da Greenpeace Usa, che chiede la moratoria sulle nuove centrali, e da Public Citizen che chiede di fermare i prestiti per costruire nuove centrali nucleari. Il rinascimento nucleare americano sembra destinato a procedere, nonostante il Giappone e la tragedia della nube radioattiva che ancora minaccia serie contaminazioni.
 
Gas Naturale
Per molti ambientalisti una nota positiva giunge a proposito del Gas Naturale. La Casa Bianca infatti è favorevole ad uno sviluppo di larga scala dell’estrazione di gas naturale «ma dobbiamo garantire che sia sicuro per la salute e per l’ambiente, per questo l’amministrazione è concentrata  […] sullo sviluppo di raccomandazioni per il gas fracking (una tecnologia di estrazione tramite l’uso di acqua ed agenti chimici, per molte associazioni altamente inquinante, nda)». Negli ultimi mesi i timori sulle contaminazioni delle falde acquifere hanno spinto molte associazioni a chiedere la messa al bando del gas fracking da parte di stati come New York e Pennsylvania, in attesa di risultati certi sugli effetti.
 
Rinnovabili
Nella seconda parte del discorso ritorna a fare capolino l’agenda verde di Obama. «Entro il 2035 l’80% della nostra energia dovrà essere prodotta da fonti pulite. Questo è importante perché servirà a movimentare il capitale che attende certezze per investire in America e creare occupazione nel settore delle clean energies». Oggi l’energia low carbon – che, attenzione, include anche il nucleare – copre il 40% del fabbisogno elettrico Usa. Per il Presidente bisogna puntare tutto sui veicoli elettrici: «Il mio obiettivo è avere un milione di auto elettriche per il 2015. Un investimento modesto di 2 miliardi di dollari ha dato il via ad una nuova industria americana. Presto gli Usa produrranno il 40% delle batterie di ultima generazione». Il primo a riconvertire la flotta sarà proprio il governo federale «ma anche voi, futuri consumatori, dovete fare la vostra parte». Non manca di menzionare eolico e solare e l’occupazione creata da questi settori, per poi proseguire sugli investimenti nei treni ad alta velocità e l’efficienza energetica nell’edilizia.
 
Nonostante le promesse, per gli Usa la strada delle rinnovabili rimane tutta in salita. Martedì il report Who’s Winning the Clean Energy Race del PEW (vedi Terra del 31 marzo) ha riposizionato gli Usa dal secondo al terzo posto, dietro a Cina e Germania, tallonati stretti dall’Italia. Inoltre il Piano Obama per l’energia deve vedersela con il nuovo Congresso, per metà in mano ai Repubblicani. Chiave del successo rimangono i finanziamenti pubblici alla ricerca e gli incentivi. Il Presidente nel suo discorso spinge tantissimo sull’importanza dei finanziamenti governativi nella ricerca e nei progetti pilota specie nelle rinnovabili.
 
Questa settimana si dovrebbe chiudere l’ardua battaglia sul budget federale, che vede i repubblicani fare pressioni senza precedenti per tagli al settore delle rinnovabili, alla ricerca e altri numerosi programmi governativi.  Obama però è riuscito nell’intento: il suo piano energia ha ottenuto riscontri positivi dalle lobby del biocarburanti, del solare e dell’eolico e, ovviamente, del nucleare. Soddisfatte le imprese del gas, che hanno guadagnato un 2 per cento sui mercati dopo il discorso del presidente americano. Fadel Gheit, analista per Oppenheimer & Co., ha dichiarato: «è una strategia vincente. Dobbiamo capitalizzare sul gas naturale».
 
Soddisfatte anche le lobby dell’atomo. D’altronde presto gli Stati Uniti entreranno in modalità da campagna elettorale e ci sarà bisogno di aiuto da tutti i fronti per i Democratici per evitare una debacle totale. E i sondaggi dimostrano che il presidente ha scelto l’approccio giusto, dopo aver raggiunto i minimi nell’indice di gradimento nella gestione dell’economia. Ieri, infatti, ha riguadagnato punti preziosi. 
 

Gas, rinnovabili e petrolio. La strategia di Obama
ENERGIA. Il Presidente rivela la sua ricetta per rendere gli Usa più autosufficienti: difende l’oro nero, non disdegna il nucleare ma chiede «più controlli». La delusione degli analisti.
La prima pagina del giornale
01.jpg

SPECIALE La cantieristica al collasso. Sarà il vento a salvarla?
INTERVISTE Renzo Piano: eolico, politica, rinnovabili e poesia. Paul Connett: per una rivoluzione senza rifiuti.
INCHIESTE Caso Bianzino: non fu morte naturale.
SIRIA Da primavera a guerra civile. I diari dei superstiti ai massacri di Assad.
NORD COREA Disegni dai lager.

2 1 April 2012
Ultime discussioni
Opinione22 maggio 2012 Giornata Mondiale della Biodiversità Marina
da Accademia del Leviatano
 - 11/05/2012 - 17:24
OpinioneEuropean Consumers sponsorizza la tappa romana del Tour Zero Gas
da european consumers
 - 03/05/2012 - 12:00
OpinioneDalla strage di Breivich ad Hollande
da pietro ancona
 - 26/04/2012 - 21:41
OpinioneIl 25 Aprile R-Esistiamo con TeleJato e Pino Maniaci
da alessiodiflorio
 - 25/04/2012 - 18:00
OpinioneL'ideologia
da pietro ancona
 - 24/04/2012 - 16:57
Opinione25 aprile 2012 nell'Italia occupata
da pietro ancona
 - 23/04/2012 - 14:05
OpinioneScampoli su facebook
da pietro ancona
 - 18/04/2012 - 20:05
OpinioneGiuseppe Bianzino scrive a Terra
da Andrea Canfora
 - 15/04/2012 - 18:11