La giornata più nera
La Camera rinnova la propria fiducia alla strategia dei tagli stabilita da Tremonti e nella sforbiciata da 25 miliardi di euro viene reciso anche il verde italiano. Ventitré Parchi nazionali riceveranno, a partire dal 2011, la metà dei finanziamenti finora disposti, al pari di ogni altro Ente pubblico colpito dalla manovra. Sul piede di guerra anche gli agricoltori che hanno minacciato, nelle parole di Federico Vecchioni di Confagricoltura, di «salire sui trattori» e bloccare il Paese. In 10mila hanno assediato il Parlamento in difesa di altrettante imprese a rischio chiusura. Nulla hanno potuto le pressioni esercitate dalla piazza per ostacolare la convalida del provvedimento.
Ieri, mentre la Camera votava la fiducia, l’ultima protesta dei Verdi, associazioni e rappresentanti dei Parchi nazionali. Già gestiti «con pochissime risorse umane e finanziarie che hanno subito consistenti riduzioni di bilancio negli ultimi tre anni», avverte l’Unione dei Parchi italiani insieme a una fitta rete di associazioni, le aree protette «non riusciranno a sopravvivere al dimezzamento dei finanziamenti». Dai 54 milioni circa ripartiti quest’anno si passerà a meno di 30. E anche Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, è consapevole che «non basteranno comunque». «Un attacco senza precedenti al patrimonio naturale e alla biodiversità italiani», come l’ha definito il leader del Sole che ride, Angelo Bonelli.
«Ridurre i fondi per le aree protette del 50% - ha spiegato - significa, di fatto, esporle alle speculazioni economiche: questo è il solo il primo tassello di un piano che mira a far entrare i privati nella gestione dei Parchi, che hanno tutto l’interesse a gestire l’indotto che vi ruota intorno». Ogni anno, infatti, le Aree naturali protette generano un giro di affari di circa 2 miliardi di euro e occupano più di 86mila persone, la maggior parte impegnata nel settore turistico, del commercio e dell’agricoltura. Nonostante la crisi, poi, non c’è stata flessione nel flusso dei visitatori, circa 34 milioni ogni anno. Fino a ieri, insomma, il sistema Parchi sembrava funzionare: protegge il patrimonio naturale e sostiene l’economia, come hanno argomentato i presidenti degli Enti. Gaetano Benedetto, alla guida del Circeo, prevede «la sostanziale paralisi dell’Ente, costretto a lottare per la propria sopravvivenza. Non potremo realisticamente chiudere la pianta organica del Parco - esemplifica - né firmare la convenzione con il Corpo forestale dello Stato per la gestione dei servizi interni. Tutte le attività saranno ridotte all’essenziale e a malapena garantiremo gli stipendi al già carente personale in organico».
«Addio ai Parchi nazionali», scrive l’associazione 394 dei dipendenti delle aree protette: «il 28 luglio 2010 verrà ricordato come il giorno più nero in cui si celebra la sconfitta di un Paese incapace di proteggere quei gioielli ambientali che l’hanno reso famoso nel mondo». La palla ora passa al ministro Prestigiacomo che ha promesso di provvedere al reintegro dei fondi mediante un decreto a fine anno, correttivo di una manovra già correttiva.







