
Ecoenergie e bioarchitettura per il futuro della Palestina
RINNOVABILI. Al via domani il primo tavolo tecnico italo-palestinese su fonti alternative e architettura sostenibile. Un primo esperimento verso un nuovo modo di concepire la cooperazione allo sviluppo.
Terra, pietra, legno e vetro per costruirla, tecnologie solari e geotermia per scaldarla, mini turbine eoliche per catturare l’energia del vento. Infine, luce della Palestina per illuminarla di giorno e semplici candele per la notte. Una scuola, una casa di tutti, un centro di ritrovo radicato nella tradizione del passato, quando si costruiva senza tecnologia. Questo sogno ad occhi aperti, sul quale proviamo a fantasticare con Mario Cucinella, l’architetto delle intuizioni verdi, tra qualche giorno potrebbe diventare un progetto di Cooperazione su carta lucida o un modellino in cartongesso per la Cisgiordania.
«Con gli studenti di architettura delle università palestinesi abbiamo intenzione di realizzare un edificio pubblico nei Territori palestinesi occupati, che diventi una sorta di manifesto dell’energia pulita e della bioarchitettura», racconta l’architetto bolognese appena arrivato a Gerusalemme. Cucinella è il padre d’idee innovative come il Centre for sustainable energy technologies di Ningbo in Cina e il primo italiano ad aver ricevuto il Mipim Award 2009, l’Oscar per il settore immobiliare.
A partire da domani e fino al 3 aprile sarà ospite dell’ufficio per la Cooperazione allo sviluppo di Gerusalemme. Con loro, per la prima volta sotto lo stesso tetto, gli scienziati palestinesi del Perc, Centro di ricerca per l’energia rinnovabile, i tecnici di Unhabitat, l’Agenzia Onu per l’ambiente e dell’Unrwa, quella per i rifugiati palestinesi. Ma anche i rappresentanti del ministero dell’Energia e del Planning dell’autorità nazionale palestinese. Un gruppo eterogeneo di persone creative e professionali che potrebbero presto segnare il passo di un nuovo modo di fare cooperazione allo sviluppo.
L’idea infatti non è soltanto interessante per il messaggio che veicola e le conseguenze che avrà sulla popolazione della Cisgiordania, ma è anche un primo esperimento verso un nuovo modo di concepire la cooperazione: settore privato, fondi pubblici ed expertise Onu potrebbero fondersi insieme per dar vita a un terzo soggetto. Nel panel di esperti dall’Italia, assieme a Mario Cucinella troviamo il professor Bruno D’Aguanno, scienziato del polo teconologico di Pula esperto in solare termodinamico, Diego Torriani e Claudia Romano, due giovani architetti di Arcò e la cooperativa di bioarchitetti legati alla Onlus Vento di Terra e inventori della scuola di gomma per i beduini, un edificio costruito solo con pneumatici, terra e legno sulle dune di Gerico.
L’idea dopotutto è che in questa regione del Medio Oriente contesa tra due popoli, l’energia pulita possa rappresentare una risorsa non negoziabile. Una ricchezza naturale che appartiene ai palestinesi come la terra sulla quale vivono.
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