Se Roma tassa Torino dà lavoro

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ENERGIE. Siglato un accordo per le rinnovabili che crea sviluppo e occupazione. Così il Piemonte offre la sua alternativa all’atomo.

«Il nucleare sarà una grandissima tassa che pagheremo; per costruire 5 centrali serviranno 25-30 miliardi, e non sapremo mai se e quando avremo ritorni. Togliere questi fondi ad altri settori, come quello delle energie rinnovabili, significa negare loro il futuro». Sono parole del presidente di Wwf Italia Stefano Leoni, intervenuto oggi al Green social festival in corso a Bologna. «La più grande rivoluzione democratica che si può raggiungere è quella dell’autonomia nella produzione dell’energia - ha aggiunto Leoni - il futuro, dunque, non è il nucleare».
 
«Abbiamo di fronte una sfida enorme in cui il fattore tempo è decisivo - ha aggiunto Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace, l’organizzazione che da oltre un decennio produce scenari che servono a capire cosa possa fare ogni filiera per intervenire positivamente negli equilibri del pianeta. Se ci salveremo sarà anche grazie ai chip e all’elettronica, un grande sostegno per l’efficienza energetica e per la diffusione delle energie rinnovabili. Ma la classe politica e dirigenziale non è all’altezza della grande sfida ambientale ». Infine, per Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente nazionale, «cresce sempre di più l’ipotesi della costruzione di un’economia a basse emissioni di CO2, un’ambiziosa scommessa che richiede la consapevolezza e la cooperazione dei popoli a livello mondiale. Finora il grande punto di debolezza è stato il mancato ruolo di traino dell’Europa, ma abbiamo il dovere di essere ottimisti».
 
Ottimismo ben riposto se si guarda all’intesa siglata, ieri, a Torino, tra le Regione Piemonte e il Consorzio Jpe 2010. Punti principali del progetto sono la produzione industriale, attraverso il rilancio degli investimenti relativi ai beni strumentali e alle tecnologie nel campo delle fonti rinnovabili. «Il progetto - spiega Fulvio Faletti, presidente di Jpe 2010 - avrà delle ricadute immediate dal punto di vista economico e occupazionale. Nei primi due anni è possibile valutare in chiave economica oltre 250 milioni di euro (multimpianti fotovoltaici su capannoni industriali tra 50 e 100 MW complessivi) e i lavoratori occupati saranno oltre 1.400.