Arriva nelle sale "Invictus", omaggio di Clint Eastwood all’eroe antiapartheid

Versione stampabileInvia a un amico
Alessia Mazzenga
CINEMA. Storia di un eroe indomito, capace nella vita di realizzare i propri sogni e quelli degli altri.

Non è difficile pensare a Nelson Mandela e immaginare la sua vita rappresentata in un film o in un romanzo. La sua esistenza straordinaria e coraggiosa evoca immediatamente la figura dell’eroe indomito, capace nella vita di realizzare i propri sogni e quelli degli altri. Quando a soli 22 anni Rolihlahla Dalibhunga (“porta guai”, in lingua xhosa), figlio di un capo della tribù Thembu, di origini aristocratiche, decise di fuggire a Johannesburg, per continuare a studiare legge, anziché sposare la giovane scelta per lui dal capo clan, la stoffa del ribelle già si vedeva, anche se nessuno all’epoca, e senz’altro neanche lui, avrebbe mai immaginato, che sarebbe diventato il primo presidente nero del Sudafrica, colui che avrebbe liberato il proprio Paese dal giogo vergognoso dell’apartheid.
 
Mercoledì prossimo saranno venti anni dalla liberazione di Mandela dal carcere, dove il nostro combattente ha trascorso 27 anni della propria esistenza (dal 1963 al 1990), continuando a battersi per la causa antirazziale e l’integrazione nel proprio Paese. Mentre tutto il mondo festeggerà insieme a Mandela questa importante riccorrenza, in Italia il 26 febbraio arriverà sugli schermi Invictus, il film di Clint Eastwood a lui dedicato. Alla presentazione americana la pellicola è piaciuta al pubblico e alla stampa, che ha parlato di nuovo capolavoro per Eastwood. Ora Morgan Freeman, nella doppia veste di attore e produttore del film, per il suo toccante Mandela ha ottenuto una nomination ai prossimi Oscar. «Mi piaceva l’idea che Mandela avesse pensato di unire un Paese sull’orlo della guerra civile, così diviso e così pieno di problemi, attraverso il rugby, - ha detto Eastwood - era un modo creativo per mettere insieme, su cui molti politici dovrebbero riflettere».
 
Il film inizia con la liberazione di Mandela e la sua assunzione dell’incarico a presidente del Sudafrica dopo la vittoria alle elezioni nel 1994. La trama ruota intorno all’intuizione di Mandiba, che per unire il Paese fosse necessario superare l’odio e riconciliarsi con gli invasori boeri e racconta di come i mondiali di rugby del 1995 della squadra degli Springboks, che portò il Sudafrica alla vittoria, divennero un simbolo del tentativo portato avanti tenacemente da Mandela di unificare sotto un’identità comune bianchi e neri.
 
Attravero la vibrante interpretazione di Freeman, Eastwood realizza un film epico, palpitante e commovente, che ci restituisce l’immagine di un leader estremamente generoso e umano, un freedom fighter moderato, ma invincibile, che ci rende nostalgici di figure politiche così carismatiche. «Fuori dalla notte che mi copre. Nero come l’abisso da palo a palo. Io ringrazio Dio, qualsiasi cosa egli sia, per la mia anima imbattibile. Sono padrone del mio destino. Sono il capitano della mia anima». Le bellissime parole del poema Invictus (“Imbattuto”) del poeta inglese William Ernest Henley, che dà il titolo al film e che il nostro eroe leggeva nella sua cella di Robben Island, si adattano perfettamente a questo ritratto spiritualmente denso, non di Mandela presidente del Sudafrica, ma di Mandiba combattente per la libertà.