Sole, specchi, energia. Il termodinamico cresce

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Daniele Di Stefano
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RINNOVABILI — Kyoto club rilancia il solare a concentrazione. I numeri parlano chiaro: Nel 2050 può coprire il 25 per cento del fabbisogno. E il Pdl boicotta il nobel Rubbia. —

Bisogna puntare sul solare termodinamico quello del progetto Archimede, per intenderci, realizzato dall’Enea a Priolo e fortemente voluto dal nobel Carlo Rubbia - perché è una grande opportunità energetica e industriale per l’Italia. Lo dicono gli esperti (Kyoto club, ad esempio, che ha organizzato l’incontro “Solare termodinamico - Desertec. Un’opportunità per l’industria italiana”, ieri a Roma).

E lo dicono gli imprenditori, con Confindustria. Ma non importa: la maggioranza di governo porta in discussione al Senato una mozione (D’Alì, Gasparri, Quagliariello) per boicottare questa promettente forma di sfruttamento dell’energia del sole. Si discuterà martedì, insieme a una contro mozione del Pd (primo firmatario Della Seta).

Al contrario del fotovoltaico, «nel termodinamico non esiste ancora un’industria consolidata », spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club, l’associazione di imprese ed enti a favore del protocollo per la riduzione dei gas serra: «Gli apripista sono stati gli israeliani, seguiti dagli Usa e dalla Spagna. Ma oggi siamo ancora ai nastri di partenza: l’Italia può facilmente unirsi».

E c’è chi già lo sta facendo, come la Angelantoni Spa, l’unica azienda al mondo a produrre tubi ricevitori solari a sali fusi (grazie ai quali l’energia del sole, convogliata dagli specchi parabolici, si trasforma in calore e poi in elettricità), nel cui capitale è entrata di recente Siemens e la cui tecnologia è stata sviluppata nei laboratori Enea di Portici. «Abbiamo appena ricevuto l’ordine per una centrale in India» spiega l’ad, Gianluigi Angelantoni.

Che parla della grande opportunità rappresentata da Desertec: il programma, sostenuto da 12 grandi gruppi industriali e finanziari che mira a soddisfare, entro la metà del secolo, il 15% della domanda elettrica europea con centrali solari nei Paesi del Sud del Mediterraneo. Ma «il banco di prova per le nostre aziende - prosegue Angelantoni - dev’essere l’Italia. Le istituzioni devono spingere. Al governo chiediamo una strategia chiara, come è stato fatto in Spagna, come in Germania per il fotovoltaico».

Secondo l’Enea «le prospettive a medio-lungo termine per l’Italia riguardano la realizzazione di impianti per circa 200 MW». E poi c’è il mercato estero. Paride De Masi, coordinatore del gruppo di Confindustria per le rinnovabili, cita statistiche internazionali: «Oggi ci sono 470 MW installati in tutto il mondo. Ma sono stati annunciati progetti per 5.000 MW. Al 2050 il solare termodinamico potrebbe soddisfare il 25% del fabbisogno elettrico».

Non a caso sempre l’Enea ha stretto un accordo con la Libia dove, insieme a due imprese italiane (Gengroup e Techint), sta progettando un impianto. Ma D’Alì, Gasparri e Quagliariello disdegnano. Esemplare la loro prima contestazione: il solare termodinamico, si legge nella mozione, ha bisogno di «reperire spazi molto ampi», addirittura «180 volte più ampi a parità di energia» rispetto al nucleare. Insomma, quel che conta è ridurre gli ingombri.