Economia

Morgan Stanley e i governi falliti

MERCATI. Per Mares il tema non è “se”, ma “quando” e “come” alcuni governi dovranno smettere di ripagare, almeno parzialmente, il loro debito pubblico.

Si chiama Arnaud Mares, il manager della nota banca d’affari che ieri ha rievocato, in una pubblicazione interna, un tema che fa tremare le vene nei polsi dei governanti europei. Per Mares il tema non è “se”, ma “quando” e “come” alcuni governi dovranno smettere di ripagare, almeno parzialmente, il loro debito pubblico. Da giorni ormai i mercati sono tornati a mostrare grande nervosismo sull’affidabilità di alcune tesorerie.

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Negli Usa muore il mito della ripresa

Luca Bonaccorsi
ECONOMIA. Qui giace il mito della ripresa economica del 2010. E' il cartello (immaginario) che pendeva sugli schermi dei traders dopo i dati usciti ieri pomeriggio negli Stati Uniti.

Qui giace il mito della ripresa economica del 2010. è il cartello (immaginario) che pendeva sugli schermi dei traders dopo i dati usciti ieri pomeriggio negli Stati Uniti. Secondo l’associazione nazionale degli operatori dell’immobiliare a luglio il numero delle abitazioni vendute è crollato del 27%, a 3,8 milioni. Gli analisti se ne aspettavano circa 4,6 milioni.

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L’incubo della divergenza

Luca Bonaccorsi
ECONOMIA. Il fenomeno, temutissimo dagli architetti dell’Euro, si chiama “divergenza”. Ovvero la tendenza di sistemi economici facenti parte di una stessa area economica di avere performance molto diverse.

Il fenomeno, temutissimo dagli architetti dell’Euro, si chiama “divergenza”. Ovvero la tendenza di sistemi economici facenti parte di una stessa area economica di avere performance molto diverse. Nel nostro caso poi la valuta unica, con i suoi tassi d’interesse e di cambio uguali per tutti, per durare ha bisogno di una accentuata armonizzazione economica.

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La crisi entra nel portafoglio

Giuliano Rosciarelli
ECONOMIA. Disoccupazione e mancanza di ammortizzatori soffocano le famiglie. In 24mila hanno sospeso i mutui. Emergenza confermata dal mercato del lavoro: i disoccupati sono due milioni.

La crisi sta entrando a con tutta la sua forza dirompente nelle tasche degli italiani. Dopo il grido di allarme lanciato dagli imprenditori, in difficoltà a far quadrare i conti (con bilanci sempre più in rosso), ora anche le famiglie, dopo aver tamponato gli effetti con i propri risparmi (ridotti del 40% in un anno) non riescono più a far fronte agli impegni quotidiani.

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I bilanci certificano la crisi

Giuliano Rosciarelli
INDAGINE. L’Osservatorio sui bilanci 2009 dell’Istituto Cerved Group ha preso visione della situazione di circa 70.000 aziende italiane: il segno rosso ricorre in tutti i settori e il Nord appare come l’area più colpita.

La più grave crisi che ha colpito l’economia mondiale ha lasciato ferite profonde sui bilanci appena chiusi dalle imprese italiane. A lanciare l’allarme è stata la Banca d’Italia, prendendo a parametro il boom di richieste avanzate dalle imprese al Fondo di garanzia istituito proprio presso Palazzo Kock  a sostegno di quegli imprenditori in difficoltà che non riescono ad ottenere un prestito dalle banche o ad onorare un prestito.

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L’Italia fugge in Serbia

Testo di Alessandro De Pascale - Foto di Bruno Maran
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INDUSTRIA. Nel Paese balcanico sono 200 le nostre imprese con 18mila dipendenti, attirate dagli aiuti del governo serbo. Aziende, banche, assicurazioni e privatizzazioni. Nel 2009 investiti oltre 800 milioni di euro.

Negli ultimi anni sono volate in Serbia circa 200 aziende italiane che hanno un giro d’affari di circa due miliardi di euro e più di 18mila dipendenti. I dati sono del nostro Istituto per il commercio estero (Ice) di Belgrado. «Il numero di aziende italiane che hanno delocalizzato in Serbia negli ultimi anni è quasi triplicato», rileva l’Ice. La Serbia inoltre ha retto bene alla crisi economica internazionale e anche se i parametri macroecomici sono peggiorati, il Paese prevede di uscire dalla recessione già quest’anno.

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Varata la manovra Tremonti

Giuliano Rosciarelli
FINANZIARIA. Definitivamente approvato il pacchetto di misure da 24,9 miliardi di euro. Pesante il bilancio per l’ambiente: Parchi allo sfascio e tagli ai certificati verdi. Enti locali ancora in rivolta.

«L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano fondamentale». Non è una scritta su uno striscione di uno dei migliaia di comitati che in tutto il mondo si battono per veder riconosciuta a ogni essere umano la possibilità di bere, lavarsi, cucinare e curarsi.

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Il trasloco di Fiat in Serbia

Alessandro De Pascale
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AUTO. A Kragujevac, attorno alla Fiat, sta nascendo la nuova Detroit dei Balcani. Perché nella zona franca di libero scambio grande 75 ettari sta arrivando anche l’indotto. Ma soprattutto la migliore tecnologia in campo.

La produzione in Serbia della nuova monovolume Lo «non toglie prospettive a Mirafiori» e al progetto della «fabbrica Italia», assicura l’ad di Fiat, Sergio Marchionne. A suo dire sarebbe stato impossibile far partire a breve la produzione nel nostro Paese: «Se in Italia non si può contare sul rispetto degli impegni delle controparti, la Fiat sarà obbligata ad andare altrove». Ma in realtà tutto questo il Lingotto lo aveva già pianificato.

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Anche Omsa fugge in Serbia

Giuliano Rosciarelli
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INDUSTRIA. A sorpresa, la storica azienda di collant apre un nuovo impianto in Serbia ma chiude in Italia. Come Fiat, Ducati, Benetton, Geox e tante altre. Lavoratori e sindacati lo apprendono dai giornali esteri.

Tutti lo temevano, ma ora la certezza arriva come uno schiaffo in pieno viso: la Golden Lady Company, proprietaria dello stabilimento Omsa di Faenza, ha raggiunto un accordo con il governo di Belgrado per l’apertura di un nuovo impianto (il terzo nella regione). Ai lavoratori e ai sindacati però nessuno lo aveva detto, la notizia infatti è trapelata grazie alla stampa locale serba che ha dato l’annuncio dell’accordo.

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Gli Usa senza lavoro

Carlo Freboudze
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ECONOMIA. Delude il dato sull’occupazione non agricola di giugno. Il settore privato ancora non riesce a riassorbire neanche parte degli otto milioni di posti persi nella recessione. Il futuro per la crescita resta grigio.

I dati sulla disoccupazione Usa non accennano a migliorare. In un’economia in cui i consumi contano per il 72% del Pil, l’occupazione è il motore di tutto il sistema. Se non sale il reddito aggregato infatti, non si può sperare che aumenti la spesa delle famiglie, già troppo indebitate. 

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